Le zone boscose della nostra vallata sono da tempo immemorabile popolate da animali selvatici di grossa taglia. Già dal 1440 il Duca d'Urbino, Federico II da Montefeltro, amava trascorrere nella su residenza estiva del Barco Ducale in Castel Durante lunghi periodi che dedicava al riposo e alla caccia.
Cervi, caprioli, cinghiali, erano da allora ambite prede da poter poi orgogliosamente esibire in sontuosi trofei. Con il tempo, il cervo è pressoché scomparso dai nostri territori, mentre i caprioli e soprattutto i cinghiali popolano ancora le nostre montagne, poiché qui hanno trovato un ambiente a loro favorevole.
Purtroppo però quello che è arrivato ai nostri giorni non appartiene più alla razza autoctona, in quanto è stato fortemente ibridato con capi provenienti da altre zone e con il maiale. Rimane tuttavia una gran passione per questo tipo di caccia. Nel periodo invernale, alle prime luci dell'alba, i cacciatori si raccolgono in gruppo e accompagnati da addestratissimi cani cercano di stanare il cinghiale dalla fitta macchia nella quale si nasconde.
Gli esemplari giovani si cucinano allo stesso modo del maiale, mentre quelli adulti necessitano di un periodo di frollatura e di una marinatura delle carni che serve ad attenuare il forte odore di selvatico.